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Con gli occhi del quartiere, la nuova guida all'indagine del territorio
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  • CON GLI OCCHI DEL QUARTIERE

In quest’arte del guardare la città che è la survey, lo sguardo istantaneo dall’alto, che comprende in un colpo d’occhio tutto il suo oggetto, e lo sguardo successivo e itinerante che vi cammina dentro, si alternano e si mescolano continuamente

G. Ferraro, Rieducazione alla speranza, Jaca Book, Milano, 1998, p. 77

guida indagine quartiere

PREMESSA

La Scuola dei Quartieri è un progetto del Comune di Milano. Vuole far nascere progetti e servizi, ideati e realizzati dai cittadini per migliorare la vita dei quartieri e cambiare le periferie, valorizzando l’energia, la creatività e l’intraprendenza degli abitanti. La Scuola dei Quartieri aiuta le persone che vogliono fare qualcosa di utile, nuovo e sostenibile per la città a muovere il primo passo, dando un supporto per trasformare le loro idee in progetti.

 

Al principio c’è un’intuizione, un’urgenza, un’aspirazione a fare, che non emerge nel vuoto, ma in uno spazio di relazioni. Subito bisogna porsi delle domande: ma la mia idea, a chi è utile? È nuova, rispetto a cosa? A quali condizioni è sostenibile? La ricerca della risposta si svolge in un dialogo, perché le idee che vogliono generare impatto sociale non vivono in isolamento, hanno un loro campo di intervento, si devono confrontare con i posti dove agiscono. È una conversazione, tra l’idea e lo spazio che la accoglierà, ma anche tra l’idea e i proponenti, che invita i secondi a costruire un dialogo fertile con la prima, a pensarci su e a riguardarla da un punto di vista che non sia soltanto il proprio.

 

È solo attraverso questa conversazione che le idee prendono forma. Coltiviamo aspirazioni su terreni fertili, siamo mossi da urgenze quando percepiamo una situazione problematica, diamo forma a intenzioni se scorgiamo opportunità di intervento. Se hai preso in mano questa Guida alla ricerca di uno spunto per formarti una idea, riponila: non è un manuale per partire da zero. Se invece sospetti che la tua idea potrebbe essere una risorsa, una opportunità, una soluzione per il quartiere, questa Guida ti servirà. Suggerisce come rendere pertinente la soluzione che stai approntando al problema da affrontare. Magari ti fa scoprire che la tua idea, qualcuno l’ha già realizzata, o che nessuno ci ha ancora pensato. Ti aiuta a conoscere altre iniziative in corso, con le quali la tua idea potrebbe dialogare e così scoprire potenziali partner.

 

Delle nostre idee, ci innamoriamo e vorremmo vederle presto realizzate. Questa Guida invita a rallentare, a prendere tempo: indagare il quartiere, per discutere, sfidare, verificare l’idea. La Guida serve a posizionarsi alla giusta distanza: non così vicino al quartiere, pensando che basti ascoltarlo per sapere cosa fare; ma neppure così prossimo alla proposta, da dimenticare che è pur sempre una soluzione ad un problema che dobbiamo definire.

 

La Guida suggerisce di vestire un utile abito umano, prima ancora che conoscitivo: non sospendere le proprie ipotesi, cosa che tanto non possiamo fare mai, ma concedersi di metterle accanto agli altri fatti del mondo, per verificarne la consonanza del ritmo, oppure la possibilità di una dissonanza che torni utile.

Quando ho pensato di proporre il mio progetto per il primo bando della Scuola dei Quartieri mi sono chiesta a lungo se io, abitante di un altro quartiere, potessi “permettermi” di proporre un progetto per un quartiere che non era il mio. Poi il secondo pensiero è stato: “perché no?”, forse posso dare il mio contributo anche se non conosco bene (per ora) le dinamiche locali. Così è iniziata la mia avventura e il Corvetto è diventato il mio quartiere di adozione.

Non sono una che si orienta molto bene, quindi ho usato come punti di riferimento i posti che conoscevo: la fermata della metropolitana, il mercato di Piazzale Ferrara. Durante la formazione è stato organizzato un giro a piedi del quartiere: lì per lì mi sono fatta portare, poi però sono andata su Google Maps a vedere il giro che avevamo fatto.

Infine ho fatto il grande salto: dovevo scoprire i panettieri del quartiere e quindi, sempre partendo da Google Maps, ho visualizzato sulla cartina tutti i panettieri del Corvetto (avevo chiesto anche a una mia compagna che era del quartiere di suggerirmi quali erano secondo lei i migliori) e, scarpe comode ai piedi, sono andata a visitarli. Ho fatto le foto delle vetrine, ho comprato il pane, mi sono segnata i prezzi al kg e ho assaggiato i prodotti. Ho collegato strade che per me erano lontane tra loro, ho fotografato una frase scritta su un muro tra due ali bianche, poi i cerchi colorati per terra di via Ravenna. Insomma, ho iniziato a fare più mio un quartiere che pensavo non lo fosse.

Così si esprime Forno condiviso, un progetto del primo bando della Scuola dei Quartieri.

 

La Guida ti invita a guardare alla tua idea con gli occhi del quartiere.

Indice

    1. Dati e fatti del quartiere

    2. Lo spazio del quartiere

    3. Le persone e le comunità del quartiere

    1. Dati e fatti nel quartiere

    2. Nel corpo del quartiere

    3. Chi fa il quartiere

    1. Bibliografia

    2. Filmografia e video

    3. Sitografia

ISTRUZIONI PER L’USO

Da soli, si possono avere buone idee. Riflettendo tra sé e sé, possono emergerne di grande qualità. La messa alla prova dell’idea con la realtà in genere però migliora l’idea iniziale, perché il confronto è sovente generativo. Conoscere il quartiere infatti, sapere chi ci vive, se ci sono reti sociali attive, dove sono localizzati i servizi pubblici, se vi sono previsti progetti rilevanti, aiuta a rendere l’idea adeguata e pertinente. Se tuttavia pensate di non aver bisogno di conoscere il posto dove la vostra idea ricadrà, oppure di avere informazioni sufficienti (o addirittura troppe), non andate oltre nella lettura. Se viceversa sospettate che sapere di più e in modo diverso non fa mai male, questa Guida può esservi utile e la vostra idea vi ringrazierà.

 

Le indicazioni che vi sono contenute sono solo alcune tra le numerosissime che si possono formulare per attività di indagine che permettono di entrare in contatto con il quartiere. Si possono ovviamente trovare libri (romanzi, saggi, guide turistiche), film, canzoni, video musicali, programmi televisivi, documentari, che ci descrivono il quartiere. Questa Guida non è un manuale esaustivo: è un campionario di opportunità per muovere alla scoperta di un territorio.

 

Le indicazioni sono organizzate secondo due sezioni, che riproducono due mosse dello sguardo: la prima è quella dall’alto e dall’esterno; la seconda è da dentro e al livello della strada.

 

Si può partire dalla prima, seguendo il movimento dell’avvicinamento. Quando abbiamo la fortuna di visitare città che hanno un belvedere o edifici alti da cui osservare la vita che scorre di fronte e sotto di noi, il nostro sguardo abbraccia l’intero orizzonte e poi con l’aiuto di un cannocchiale si fissa su un particolare. Dopo ci viene voglia di scendere e di entrare nel corpo della città: farci prossimi alle persone e alle cose, entrare nel flusso, partecipare alla folla.

 

Se viceversa abbiamo già attraversato il quartiere, addirittura lo facciamo ogni giorno, perché ci viviamo o lo frequentiamo abitualmente, potremmo partire dalla seconda sezione, per rendere il nostro abitare lo spazio un comportamento consapevole, trasformando la routine in scoperta. Potremmo quindi risalire alla prima sezione, disposti a mettere una distanza critica con l’oggetto che pensiamo di conoscere così bene. Di sicuro, sarà una sorpresa.

 

Con gli occhi del quartiere non è una guida per viaggi organizzati. È una guida per esploratori. Serve a osservare e conoscere, mossi dalla curiosità. Suggerisce strategie di scoperta, andando a zonzo (in città, nel web, in biblioteca); addestrare lo sguardo, facendosi buone domande; bighellonare, formulando ipotesi e stabilendo nessi.

I. DALL’ESTERNO E DALL’ALTO

Quando infatti, dopo essersi a lungo arrampicato a tentoni per la tenebrosa spirale che taglia perpendicolarmente la spessa muraglia dei campanili, il visitatore sbucava infine all’improvviso su una delle due alte terrazze, inondate di aria e di luce, era davvero un bel quadro quello che si svolgeva da ogni lato e ad un tempo sotto i suoi occhi; uno spettacolo sui generis di cui si possono fare facilmente un’idea quelli tra i nostri lettori che hanno avuto la fortuna di vedere una città gotica intatta, completa, omogenea…

V. Hugo, Notre-Dame de Paris, Einaudi, Torino, 1996, p. 121

Q.re San Siro, case ALER

In questa prima parte, abbiamo raccolto le attività di indagine che si possono condurre a partire da fonti secondarie: dati, immagini, progetti, politiche, documenti, libri, articoli, pagine web, ecc. prodotti sul quartiere. Qui non sei tu l’autrice/l’autore dell’indagine. Raccogli, cataloghi, analizzi queste informazioni. C’è una distanza tra te e il quartiere, prodotta da chi l’ha studiato, raccontato, analizzato prima di te. La tua conoscenza del quartiere è mediata dalle informazioni prodotte da altri. A te spetta il compito della selezione, della sintesi e della interpretazione di queste informazioni. È come guardare il quartiere dall’esterno, osservarlo dall’alto.

1. Dati e fatti del quartiere

Un quartiere è un “fatto sociale formato nello spazio”.

Per proporre un progetto pertinente rispetto ad un quartiere, occorre conoscerlo e costruirsene una rappresentazione.

 

Cosa fare

I dati socio-demografici e territoriali sono fonti di conoscenza essenziali: raccoglierli, ordinarli, interpretarli è una mossa fondamentale per farsi una idea del quartiere che accoglierà la vostra idea.

 

Altra cosa importante da conoscere sono le informazioni qualitative: informazioni sulla storia del quartiere, sui progetti recenti (in corso o ancora sulla carta), sulle politiche pubbliche, sulle questioni nell’agenda pubblica (problemi, richieste dei cittadini), sugli attori che vi operano (associazioni, gruppi, cooperative, imprese sociali, ecc.).

 

Come fare

Tra le molte fonti disponibili, il geoportale del Comune di Milano è particolarmente importante. Le informazioni sono organizzate per Nuclei di Identità Locale (NIL), un atlante della città di Milano composto di 88 unità territoriali.

 

I dati sui NIL sono reperibili qui. Selezionando il o i NIL che interessano, è possibile scaricare un documento in pdf con informazioni su dimensioni socio-demografiche, localizzazione dei servizi collettivi, l’offerta di trasporto pubblico, il sistema del verde e quello delle attrezzature pubbliche, ecc.

 

Ovviamente il web è una miniera di informazioni. Interrogando un motore di ricerca, prova a digitare il nome del quartiere più una parola chiave: ad esempio progetti, politiche, associazioni. Comincerai a trovare molte piste, che potrai seguire, abbandonare o farti portare lungo le tante connessioni che si apriranno di fronte a te. Se il sito che incontri ospita la sezione ‘Link’, seguila: è in genere una sezione interessante, può aprire prospettive non scontate.

 

Fai anche attenzione alla natura delle fonti: che sito è quello dove sei capitato? Che tipo di informazioni contiene o intende comunicare? Perfino la grafica e lo stile con cui è costruito possono essere degli indizi.

 

Le biblioteche sono una risorsa fondamentale. Il sistema bibliotecario del Comune di Milano è molto ricco: ha una rete diffusa di biblioteche civiche e un ricco catalogo, che può essere consultato per parole-chiave (il nome del quartiere, ad esempio). Scoprirai delle chicche.

Punti di attenzione e lezioni apprese

• Facendo questa ricerca, capirai che la città e il tuo quartiere sono composti di parti, fra loro molto diverse.

• Leggendo i dati, potrai formulare delle ipotesi su quali sono le domande che il quartiere esprime, i bisogni emergenti, le opportunità di intervento.

• La tua idea sarà messa al vaglio dei dati raccolti, sostenuta nelle sue ragioni, smentita, invitata a cambiare. È un passaggio importante, perché, verificata alla luce di questa analisi, tornerai sulla tua idea con maggiore consapevolezza e potrai rilavorarci su; oppure scartarla, perché non ha superato la prova e sviluppare nuove idee, più efficaci.

 

Troverai riferimenti a progetti e politiche in corso nel quartiere: con questi, il tuo progetto dovrà confrontarsi.

2. Lo spazio del quartiere

Ogni quartiere ha una sua forma: ha edifici, spazi aperti, percorsi e specifiche relazioni tra questi elementi.

Riconoscere la grammatica dei quartieri e la loro sintassi muove curiosità, fa sorgere domande, può sorprendere. Ciò è essenziale per produrre una proposta nuova: senza sorpresa non c’è cambiamento.

 

Cosa fare

Ti invitiamo a osservare con attenzione. Suggeriamo di porti delle domande di ricerca. Ti consigliamo di guardare alle dimensioni delle cose: quanto è ampia la sezione della strada? Quanto è grande il giardino pubblico? Dove sono collocate le fermate del bus?

 

Come fare

Apri una immagine satellitare della tua zona. È importante perché ti fa vedere la consistenza della città dall’alto: gli elementi di cui è composta, l’edificato e gli spazi aperti, le strade e gli alberi.

 

Ti invitiamo a compiere una semplice operazione di rilievo delle cose osservate: servizi pubblici e attrezzature collettive (scuole, centri civici, mercati, uffici della pubblica amministrazione, impianti sportivi, centri di culto, ambulatori, ospedali e servizi sanitari, poste, ecc.), spazi verdi e spazi aperti (piazze, giardini, parchi), servizi privati (attività commerciali, banche, palestre, uffici, magazzini, laboratori artigianali, fabbriche, ecc.).

 

Capirai così che tipo di servizi offre il quartiere, se ha una buona dotazione di aree verdi o meno, se ci sono negozi o attività artigianali. Potrai anche vedere le connessioni o le barriere che costruiscono lo spazio e determinano i flussi: dei pedoni, delle automobili, delle biciclette.

In una logica di città a 15 minuti, come appare il tuo quartiere[1]?

 

Per fare questa esplorazione:

  • fatti guidare dai segnalini che compaiono sulla mappa: è una prima selezione delle funzioni localizzate nel quartiere, che si amplia zoomando;
  • concentra l’attenzione su porzioni del quartiere e su posti specifici, cerca e osserva i dettagli;
  • se trovi qualcosa che ti incuriosisce (come mai quel posto riportato ‘da asporto’ ha foto con scaffali di libri? E quell’altro, indicato come ‘alimentari’, che ospita una associazione culturale?) completa la ricerca cercandone informazioni sul web;
  • entra dentro il quartiere con street view e guarda da vicino i posti che ti incuriosiscono.

 

La stessa Scuola dei quartieri offre un quadro di conoscenze locali grazie ai tour virtuali di Esplora il quartiere”, un format di rilevazione territoriale pensato per metterti in ascolto del quartiere dove ti proponi di realizzare la tua idea.

[1] “La città a un quarto d’ora” è una politica del Comune di Parigi, in base alla quale i servizi essenziali si possono raggiungere in meno di 15 minuti a piedi da casa propria (https://bit.ly/3jDM5ws).

Punti di attenzione e lezioni apprese

• Per comprendere un quartiere bisogna guardarlo dall’alto e poi nei dettagli. La tua indagine si muoverà come un cannocchiale.

• Differenti parti della città e del tuo quartiere hanno forme diverse. Queste ne determinano l’organizzazione e le prospettive, incidono sulle prestazioni e sulle potenzialità. Ad esempio: strade ampie permettono rimodulazioni interessanti della sezione per ospitare con agio percorsi ciclabili e nuovi servizi su strada, ma oggi generano traffico. Strade strette favoriscono invece una più intensa vita di quartiere.

• La presenza di molti servizi alla persona (biblioteche civiche, scuole, impianti sportivi, ecc.) consente di avere a disposizione un patrimonio di spazi che possono diventare (o possono intensificare il loro utilizzo come) opportunità per la comunità, ampliando usi e diversificando i tipi di utenti.

• Una ampia e soprattutto variegata disponibilità di servizi è indice di prestazioni urbane elevate. Quella che si chiama la mixité di attività e funzioni diverse è sinonimo di qualità urbana e permette più ampi margini per progetti di innovazione sociale.

3. Le persone e le comunità del quartiere

Un quartiere sono le persone e le loro relazioni.

Un quartiere è fatto da chi lo abita o lo frequenta; da chi si occupa dei suoi problemi e valorizza le sue risorse; da chi vede i problemi e da chi prova a risolverli; da chi subisce i problemi e non sa come affrontarli.

 

Cosa fare

Raccogliere informazioni sulle pratiche e le iniziative in atto; su chi è contro e chi a favore; su chi ha detto «questo quartiere è uno schifo» e chi invece «è meglio di Milano»; su chi si mette insieme ad altri per affrontare i problemi, sulle comunità che condividono bisogni, interessi, passioni, aspirazioni, simboli, credi religiosi.

 

Come fare

Utilizza, ad esempio, i canali social per estrarre informazioni utili alla costruzione delle proposte per la Scuola dei Quartieri.

Cerca il nome del quartiere nei gruppi su facebook; quanto se ne parla e in che modo? Ci sono reti locali attive, gruppi di mutuo aiuto? Ci sono social street? Ci sono associazioni, gruppi informali che fanno (o si propongo di fare) iniziative per e con il quartiere? Qual è il clima della discussione pubblica: c’è ‘patriottismo di quartiere’ (si è orgogliosi di viverci?), oppure se ne parla male (»questo quartiere è il Bronx!»).

Guardare la app Nextdoor (occorre iscriversi), che è nei fatti una social street digitale.

Punti di attenzione e lezioni apprese

• Non sei da solo, non sei nel deserto, il quartiere contiene tante cose che aiutano a orientare il tuo lavoro.

• Mettiti in contatto con i soggetti che ti hanno interessato di più, cerca un confronto con altri. Non avere paura di raccontare la tua idea, è più probabile che troverai un vantaggio nel raccontarla che nel non farlo.

• La grande città è anonimato, libertà, solitudine, ma anche relazioni, incontri casuali e interazioni strutturate.

    1. Dati e fatti del quartiere

    2. Lo spazio del quartiere

    3. Le persone e le comunità del quartiere

II. DALL’INTERNO E DAL BASSO

Quinn era abituato agli andirivieni. Le sue escursioni metropolitane gli avevano insegnato a comprendere il collegamento tra interno ed esterno. Usando il movimento senza meta come tecnica di ribaltamento, nei suoi giorni migliori riusciva a spingere dentro il fuori spostando così i domini dell’interiorità.

P. Auster, Trilogia di New York, Einaudi, Torino, 1998, p. 66

Raccordo Autostradale del Sole p.le Corvetto

In questa seconda parte, sei tu la/il protagonista dell’indagine. Sei tu a produrre le informazioni funzionali alla tua indagine: osservi gli spazi, cammini nel quartiere, incroci persone, ci parli. Farai schizzi e disegni; scatterai foto; prenderai appunti e registrerai impressioni; condurrai interviste. Ti calerai nel quartiere, lo percorrerai, scenderai nel corpo della città e apprenderai anche attraverso il tuo corpo. Sarai in interazione con altri, con gli spazi e gli attori del quartiere e questi reagiranno alla tua presenza, perché li interrogherai e ne sarai interrogato. Sarà una conoscenza dall’interno e dal basso: ravvicinata, la tua presenza ti permetterà di raccogliere informazioni e conoscenza di prima mano, ma probabilmente, in un qualche modo, modificherà il quartiere. L’osservatore interagisce con l’oggetto osservato.

1. Dati e fatti nel quartiere

Un quartiere è fatto di tante cose: persone, spazi, relazioni tra le persone e tra loro e gli spazi.

Per conoscere tali relazioni e capire come funzionano, come le persone utilizzano gli spazi e in che modo questi condizionano (positivamente o meno) quello che fanno, occorre osservare gli spazi e le pratiche d’uso.

 

Cosa fare

Osservare, prendere appunti, costruirsi un archivio di ciò che si è osservato.

 

Come fare

Sei invitato a fare osservazione diretta: che attrezzature ci sono in quel giardino, o in quella piazza? Chi usa lo spazio e come? Il posto dove ti trovi è rumoroso, frequentato, oppure riparato, calmo? Quando sei lì, che percezioni hai: ti senti sicura/o, è piacevole sostare, oppure il contrario? C’è qualcosa che ti colpisce? È uno spazio anonimo o personalizzato? Se ci sei andata/o in diversi momenti, la frequentazione cambia nel corso della giornata o nei diversi giorni della settimana?

 

Scatta delle foto, memorizza le impressioni, parla con le persone. È essenziale munirsi di strumenti che permettano di tenere memoria delle osservazioni: un taccuino per prendere appunti e per eventuali schizzi; uno smart phone per fare foto e registrare le impressioni; una videocamera. È importante avere con sé una mappa (su carta o digitale su Open street map), dove collocare i posti dove si è stati, i punti dove sono state scattate le foto, il percorso fatto.

 

Cruciale è costruire un archivio delle osservazioni compiute, per consultarlo e restituire ciò che si è osservato, in modo da poter discutere e confrontarsi su quanto si è appreso. Questo archivio iniziale, se la tua idea prenderà forma in quei luoghi, ti sarà utilissimo: si arricchirà, cambierà direzioni. Sorriderai quando troverai traccia di quei primi incontri a cui oggi puoi dare un nome e cognome.

Punti di attenzione e lezioni apprese

• Lo spazio non è un contenitore. Permette, facilita, ma anche inibisce pratiche d’uso: non tutto è possibile ovunque.

• I posti non sono sempre gli stessi: cambiano nelle diverse ore del giorno, nei giorni della settimana, nelle diverse stagioni.

• Devi darti del tempo per immergerti nel quartiere: solo così emergeranno figure che non avevi notato, riconoscerai persone che nei quartieri fanno piccoli servizi essenziali, ecc.

2. Nel corpo del quartiere

Per conoscere bene un quartiere occorre starci dentro, “camminarlo”.

Muoversi in un quartiere è una mossa di indagine specifica, perché apre all’eventualità, alla sorpresa, alla scoperta che accade senza essere cercata. Camminare un quartiere te ne rivela il corpo: senz’altro quello fisico e poi quello umano.

 

Cosa fare

Puoi fare due cose:

 

La prima è scegliere un percorso, esplicitando le ragioni per cui lo stai scegliendo: posti che vuoi visitare, una strada che desideri percorrere, per vedere com’è passeggiarci (l’hai vista e ti ha incuriosito).

La seconda è andare a zonzo: ti piace guardare le facciate delle case, i loro colori, gli alberi; o vuoi vedere le persone (chi abita in questo quartiere?). Magari, ti piace proprio perderti: quindi non decidi nessun percorso, ma solo una partenza e quando sei stufo, ti fermi.

Lasciati sorprendere: gli spazi lungo la ferrovia dove si possono raccogliere fiori selvatici, il verde condominiale dell’edilizia popolare, i viottoli fra gli orti nel cuneo fra il quartiere e la tangenziale, il fruttivendolo con la frutta che è migliore di quello che pensavi.

 

Come fare

Utilizza i piedi: è il mezzo migliore, più di bici e monopattino. Camminando il pensiero fluisce libero, seguendo il tempo dell’andare. Che il tuo scendere nel corpo del quartiere sia lungo un itinerario stabilito oppure casuale, tieni a disposizione una mappa (su carta o digitale): segnala dove si localizza ciò che ti ha colpito, annota il motivo, fai delle foto, prendi un appunto. Se noti un particolare, fermati, pensaci su e chiediti la ragione.

Prova a “sentire” il quartiere con il tuo corpo: osserva, ascolta (i quartieri hanno suoni, sovente rumori che li caratterizzano), usa l’olfatto (le città e i quartieri hanno un loro odore).

Leggere il quartiere: la fotografia

Un modo molto utile di appuntarsi quello che si vede attraversando un quartiere (per la prima volta o meno) è quello di scattare una seria di fotografie, in successione, segnando i luoghi esatti delle riprese (su una mappa, o attraverso il localizzatore). Percorrere una strada, scattando una foto ogni cento metri. Riprendere una piazza mentre se ne fa il giro completo. Costruire un percorso, e fissare in immagini i punti salienti, le discontinuità, le svolte, gli elementi unici che si incontrano. Entrare in uno spazio (parco, cortile, …) e registrare il passaggio dall’esterno all’interno, o viceversa. Riprendere in successione molti elementi simili (negozi, portoni, e ingressi degli edifici, fermate dell’autobus, bancarelle, …) e osservarne poi con attenzione elementi di similitudine e di differenza. Queste immagini, parte di un percorso elaborato, oppure casuale, contribuiranno a restituirti una lettura utile per tornare a riflettere su quello che hai visto e imparato.

Punti di attenzione e lezioni apprese

• Muoversi a piedi è il modo più efficace di indagare una città: si va dappertutto, al ritmo giusto. Ci si ferma dove si vuole e lo spostamento non è un intervallo tra due tappe, ma uno spazio per imparare.

• Gironzolare è una fonte di apprendimento. Ci imbattiamo casualmente in qualcosa: un posto, delle persone, un avvenimento. Se questo ha una qualche relazione con i nostri interessi, si innesca l’apprendimento.

3. Chi fa il quartiere

Per conoscere bene un quartiere occorre entrare dentro i posti che ci incuriosiscono, incontrare le persone, conoscerle.

Avvicinare le persone e indagare le loro pratiche è un modo insostituibile per farsi ispirare, mettere a punto le proprie idee, ma anche per metterle in discussione e superarle.

 

Cosa fare

I quartieri sono pieni di pratiche innovative. Molte, la Scuola dei Quartieri le ha già mappate: sono le Belle storie. Altre potrai scoprirle tu stesso: saranno pratiche che ti incuriosiscono e che avrai voglia di conoscere. Qualcuno ti racconterà di iniziative passate che sono cambiate o fallite: è la storia dei luoghi e anche dei loro fallimenti; sono le cicatrici che restano, nel corpo della città. Li devi conoscere, rispettare: la tua idea si svilupperà dentro un corpo vissuto, talvolta ammaccato ma vivo.

 

Come fare

Quando parli con una persona che pensi abbia una esperienza rilevante per la tua proposta, è importante mettere a profitto i pochi minuti che ti concederà per scambiare due parole.

Ti consigliamo di prepararti, perché quella che farai è una intervista. Predisponi una traccia, composta di 3-4 domande-chiave ed eventuali rilanci. Le questioni importanti da capire sono: cosa fanno in quel posto, che tipo di persone lo frequenta, quali erano le intenzioni iniziali e che risultati ha raggiunto, altri traguardi emersi nel frattempo, quali le criticità incontrate, che relazioni ha con il quartiere.

Ti consigliamo di non registrare (la registrazione rende il colloquio meno fluido), ma di prendere appunti veloci. Se entro qualche ora ci torni su e li risistemi, sarai in grado di trattenere molte delle cose che vi sarete detti.

Punti di attenzione e lezioni apprese

• I colloqui sono una tecnica di indagine. Preparali e utilizzali bene per i tuoi scopi: le persone non hanno molto tempo, ma in genere sono ben disposte a parlare di sé e dei propri progetti.

• Quando parli con le persone, vedrai che sarà importante entrare in sintonia con il tuo interlocutore ma non lasciarlo parlare a ruota libera. L’ascolto non vuol dire lasciar parlare. L’ascolto è reciproco e rispettoso.

    1. Dati e fatti nel quartiere

    2. Nel corpo del quartiere

    3. Chi fa il quartiere

FATTI ISPIRARE

I riferimenti riportati di seguito sono inviti ad alimentare la curiosità verso l’indagine della città. È una selezione, limitatissima e condizionata da conoscenze e preferenze personali, a proposito di storie, metodi, visioni della città (e di Milano, in particolare), tra una quantità sterminata di libri, articoli, siti web, film, video, canzoni che riguarda il tema.

Bibliografia

  • A. Amin, N. Thrift, Seeing like a city, Polity press, Cambridge, 2017.
  • S. Bartezzaghi, M. Una metronovela, Einaudi, Torino, 2015.
  • W. Benjamin, I «passages» di Parigi, Einaudi, Torino, 2010.
  • G. Biondillo, Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città, Guanda, 2010.
  • M. Cucchi, La traversata di Milano, Mondadori, Milano, 2007.
  • G. Debord, Introduzione a una critica della geografia urbana, Nautilus, Torino.
  • U. Hannerz, Esplorare la città. Antropologia della vita urbana, Il Mulino, Bologna, 2001.
  • G. Lopez, S. Severgnini, Milano in mano, Mursia, Milano, nuova ed. 2015.
  • A. Nove, Milano non è Milano, Laterza, Roma-Bari, 2004.
  • P. Savoldi, D. Zanoni, Milano in contrasto, Maggioli, Sant’Arcangelo di Romagna, 2007.
  • G. Simmel, La metropoli e la vita dello spirito, Armando editore, Roma, 1995.
  • D. Schön, Il professionista riflessivo, Dedalo, Bari, 1993.
  • R. Solnit, L’arte del camminare, Bruno Mondadori, Milano, 2002.
  • D. Vazquez, Manuale di psicogeografia, Nerosubianco, 2010.
  • R. Walser, La passeggiata, Adelphi, Milano, 1976.

Filmografia

  • P. Auster, W. Wang, Smoke, 1995
  • E. Olmi, Milano ’83, 1983
  • A. Varda, Visages, Villages, 2017
  • W. Wenders (l’intera filmografia)

Video

Sitografia

CHI L’HA FATTA

Ci si trova in compagnia
Sotto i portici del centro
Alle uscite del metro
Per guardarci dentro

E. Ramazzotti, Un cuore con le ali, 1986
(citato in esergo a M. Sernini, La città disfatta, Angeli, Milano, 1988)

Con gli occhi del quartiere è un prodotto del “Servizio di animazione territoriale e co-design di nuovi servizi e progetti di innovazione sociale”, a sostegno dell’iniziativa “La Scuola dei Quartieri” (PON Metro 2014-20), Comune di Milano, Assessorato al Lavoro e Attività Produttive, condotto dall’ATI formata da Dynamoscopio (capofila), Avanzi, Gruppo cooperativo CGM, Comunità del Giambellino.

Claudio Calvaresi ha curato l’ideazione e la redazione de Con gli occhi del quartiere.

Giulia Alberio, Davide Bazzini, Valentina Cappelletti, Francesca Cognetti, Ilda Curti, Elena Donaggio, Laura Filios, Erika Lazzarino, Giulia Ilaria Moresco, Anna Pacchi, Carolina Pacchi, Gabriele Pasqui, Ivana Pederiva vi hanno contribuito con integrazioni, commenti, punti di attenzione e suggerimenti.

Laura Filios e Luca Garibaldo hanno curato progettazione grafica e editing.

guida indagine quartiere
Anita, classe 3ª, Scuola primaria di primo grado Giovanni Pascoli, Milano

La migliore forma di apprendimento è determinata dalla sorpresa, qualcosa di molto diverso dai percorsi educativi intenzionali. Guardando i bambini imparare, è ancora possibile rendersi conto di cosa sia l’apprendimento.

Nelle città succedono cose sorprendenti, anche se spesso la gente, i luoghi e gli eventi sono prevedibili. La routine della vita quotidiana esige qualche forma di regolarità, che comporta una attenzione selettiva agli aspetti più direttamente connessi al raggiungimento dei nostri scopi. Ma spesso, quando non abbiamo niente di meglio da fare, quando stiamo aspettando, siamo in vacanza, o semplicemente in giro, le città ci sorprendono. Una scena particolare – un posto, la gente, ciò che succede – viene improvvisamente messa a fuoco. La vediamo per la prima volta. Se quella scena ha qualche relazione con i nostri interessi, si innesca l’apprendimento. Se siamo spinti, possiamo entrare nella scena per modificarla. L’apprendimento è integrato all’esperienza, un prodotto della percezione o dell’azione.

[S. Carr, K. Lynch, “Where Learning Happens”, Daedalus, vol. 97, n. 4, Fall 1968 (traduzione di Paolo Fareri)]