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Boschetto di Rogoredo: grazie a Italia Nostra oggi è un’area verde accessibile

Se fossimo arrivati al Boschetto di Rogoredo bendati, se il viaggio fosse stato oblio e ci avessero destato solo una volta giunti a destinazione, allora in questo giorno di aprile noi saremmo convinti – anzi certi – di essere stati trasportati lontano dalla Milano da cui il nostro viaggio incominciò. Ci troviamo immersi in un’onda prativa blandita dal vento. Disteso su un orizzonte ondulato, un filare di pioppi bianchi occulta allo sguardo il profilo di un complesso abbaziale, del quale svetta al cielo il suo imponente campanile. Gli abitanti del posto – conformemente al canone locale – lo chiamano con nome proprio preceduto da articolo determinativo: la Ciribiriciaccola, che tradotto si legge la Cicogna. A dirla tutta non mancano i tralicci dell’alta tensione, il volo degli aerei di linea a bassa quota, una punteggiatura di locali tecnici grigi e scalcagnati nonché il fruscio incessante della tangenziale; ingredienti utili per prevenire la stucchevolezza di un paesaggio altrimenti sdolcinatamente idilliaco.

 

Quello di Rogoredo non è solo il boschetto della droga

«Mi fa incazzare che ci si ostini a parlare di questo posto solo come del boschetto della droga!» sbotta Silvio Anderloni del Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra onlus facendo riferimento alla sovranità mediatica che regna sui 65 ettari dell’area verde di Porto di Mare, sui quali affacciano i quartieri Corvetto, Rogoredo e Chiaravalle. «Qui la natura ha fatto e sta facendo un preziosissimo lavoro di ricucitura dell’ecosistema. Lo dimostra la ricchezza della vegetazione, che è riuscita a naturalizzare un territorio sul quale si sono succedute, dal progetto del porto commerciale (inizio ‘900) alla discarica di rifiuti solidi urbani (attiva fino agli anni ‘80), dismissioni e abbandoni ricorrenti. E lo dimostra anche la fauna, che in un’area urbana offre incontri ravvicinati straordinari con fagiani, picchi, lepri, conigli, moscardini e con un universo di insetti – dalle libellule alle farfalle fino a quelli meno affascinanti ma altrettanto rimarchevoli – che sono un patrimonio di biodiversità che merita di essere raccontato e di cui la città dovrebbe andare fiera».

Boschetto di Rogoredo: pulizia e cura le soluzioni contro il degrado

«Chi entra qui oggi senza esserci stato prima non può capire». È la frase che Silvio, che nei progetti si muove come sui sentieri – con gli scarponi da lavoro ai piedi – ripete più spesso. «Lo spaccio e il consumo di droga sono lo strato più recente. In un anno e mezzo, oltre al taglio della vegetazione (soprattutto degli alberi a rischio di schianto), abbiamo raccolto più di 300 tonnellate di rifiuti – la maggior parte delle quali a mano, macerie edili escluse -, creato un percorso ciclopedonale di 4,5 km, realizzato un circuito per mountain bike di 3,8 km, costituito aree di rimboschimento e dato vita a iniziative di promozione che hanno portato qui più di 1.200 persone. Oggi i cosiddetti usi impropri sono ridotti al minimo, le aree ripulite delle immondizie – ad eccezione di una piccola porzione in prossimità della stazione ferroviaria di Rogoredo nella quale bisogna prestare attenzione a dove si mettono i piedi – non sono oggetto di nuovi abbandoni e in questa primavera cominciamo a registrare i primi visitatori che in modo autonomo iniziano a frequentare quello che fino a poco tempo fa era un luogo inaccessibile».

 

Un’utopia che diventa realtà grazie alla partecipazione dei cittadini

Facendo esperienza di questo luogo, che fino a questa mattina fa credevamo fuori da qualsiasi geografia praticabile, ci viene il dubbio di essere gli spettatori di un’utopia che diventa realtà. «Sinceramente credo più alla partecipazione in cui ogni cittadino collabora con piccoli gesti ma concreti che alla progettazione partecipata. Questo è un progetto del Comune di Milano nella persona dell’Assessore Pierfrancesco Maran, che il 4 ottobre 2017 – nel solco dell’esperienza maturata con il Bosco in Città – ha firmato una convenzione con Italia Nostra. Non tutti erano convinti: ad esempio abbiamo maggiori riscontri da tutta la città che dagli abitanti della zona.

 

La scommessa di Italia Nostra e del Comune di Milano

Il Comune ci concede l’uso dell’area fino al 2022. Noi ci occupiamo della riqualificazione, pulizia, cura, tutela e manutenzione del patrimonio naturalistico. Percepiamo un contributo, che è comparabile a quanto veniva speso per le sole attività straordinarie di pulizia. In questo modo non solo si sono effettuate le pulizie ma anche tutte le attività prima descritte. Investiamo sul personale, sulle attrezzature e sull’individuazione delle soluzioni più convenienti, ma anche sui volontari, e nel tessere relazioni con le associazioni e le tante realtà che oggi sono un aiuto indispensabile per realizzare gli interventi e far vivere questo luogo che ci auguriamo, un domani, di poter chiamare parco.

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Bellastoria, Corvetto