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Cucina italo-persiana per deviare il flusso e creare un nuovo punto d’interesse

La piazza di fronte alla sede di Sky, tra la stazione di Rogoredo e il quartiere Santa Giulia, alle sei di un torrido pomeriggio di luglio appare ancora più deserta di quanto realmente non sia. La proporzione tra cemento e alberi è impari. Vince il grigio. Sul nero dell’asfalto non si può non notare un cubo bianco. È Kookoo Food, il food truck italo-persiano atterrato qua da circa tre mesi. Il nome deriva da un piatto tipico della cucina persiana, Kookoo, una frittata di erbe e uova cotta al forno, immancabile sulle tavole delle famiglie durante i festeggiamenti del Nowrūz, il nuovo anno, che in Iran si celebra il 21 marzo.

 

Food truck a Milano, «un bell’azzardo» per cambiare vita

«Il progetto del food truck è stato un bell’azzardo», ma è figlio dell’approccio alla vita di Marco Lucchini, il suo proprietario: il modo migliore per unire la passione per la cucina con il fermento di una persona che non ama stare con le gambe dietro la scrivania. «I food truck sono di moda, ma comunque, anche prima che lo diventassero, mi è sempre piaciuta l’idea di stare in strada. Dal punto di vista economico, l’investimento iniziale è relativo, diciamo abbordabile». Per cercare di far quadrare i conti è stato lui a disegnarlo, a comprarlo pezzo dopo pezzo per poi farlo assemblare a dei professionisti. Avvicinandosi, ci si accorge che il suo è un cubo un po’ diverso dagli altri, molto più aperto, con un affaccio accessibile, che favorisce il contatto con i clienti.

 

Kookoo Food, cucina italo-persiana: ponte Cremona-Teheran

La scelta di offrire cibo italo-persiano è nata dall’incontro con una ragazza di Teheran, Farahnaz, che ha studiato a Brera: «Siamo amici, cucina bene e quindi le ho proposto di venire settimanalmente a lavorare con me. È così che ho scoperto che la cucina persiana ha una doppia anima, saporita ma delicata, la trovo molto originale». Zafferano, curcuma, profumo di rosa sono tra gli ingredienti più tipici e frequenti. Il lato italiano del menu ha una buona dose di prodotti cremonesi, mostarda, salame, formaggio, come il Salva Cremasco.

 

Cibo e rigenerazione, due facce della stessa medaglia

La storia di Marco potrebbe sembrare essere finita qua, circoscritta al lancio di un nuovo “food trend”. Addentrandosi nello spazio più nascosto della sua cucina, si apre un altro capitolo. È nato a Milano ma vive a Cremona, ecco spiegato il menu. Ha studiato storia, ma a livello professionale si sempre occupato di riforma della pubblica amministrazione e anche di rigenerazione urbana, collaborando con il Global Urban Competitiveness Project. Ora, alcuni giorni li dedica al suo vecchio lavoro, altri al nuovo. «Al momento non sono entrato in contatto con la rete locale, ma non lo escludo. Per ora sono ancora in fase di esplorazione».

Nel limbo tra Rogoredo e Santa Giulia, un crocevia di mondi

Marco si è insinuato in quartiere lentamente, dopo un anno di «peregrinazioni e carotaggi» in giro per la città. Altrove si è scontrato con la concorrenza, che gli ha eufemisticamente intimato di “spostarsi”. Alla fine ha trovato in via Luigi Russolo il “suo posto”. «Ci alimentiamo di abitudini. Per me è stato così: arrivare qua, parcheggiare, aprire e avere davanti questo panorama. Io mi sono affezionato, spero loro a me». La zona gli sembra promettente. La piazza che ha di fronte è un «crocevia di mondi», quello formale e rassicurante di Sky, quello informale e tragico del boschetto della droga, quello fugace dei passeggeri che attraversano la stazione dei treni. «Qui è ancora tutto in potenza, in divenire. Non siamo a San Babila, però si vedono delle cose per certi versi avveniristiche».

 

«I quartieri sono luoghi dove vivono delle abitudini»

«Per ora mi guardano un po’ così, come un oggetto strano, però pian piano si sta creando un certo interesse. Sicuramente l’accoppiata italo-persiana suscita una discreta curiosità. La mia speranza è che si crei un buon rapporto con le persone che escono dall’ufficio. D’altra parte la gente deve abituarsi. I quartieri sono luoghi dove vivono delle abitudini, che funzionano su delle routine che cambiano molto lentamente. Deviare un flusso di persone che, uscendo dal lavoro, vanno normalmente a sinistra, e farle venire a destra è un grosso cambiamento, però se crei un punto di interesse, una macchia, di solito succede».

 

Cibo, cultura e routine per sfatare la cattiva fama di un quartiere promettente

«La speranza – dice Marco – è che succeda sempre un po’ di più, anche per sfatare la cattiva fama di questo quartiere, che è uno dei suoi più grande limiti». «A chiunque dica che ho scelto Rogoredo, mi domanda stranito “A Rogoredo??”, poi specifico sotto la sede di Sky, lato Santa Giulia, e allora si tranquillizzano. Come se fossero due pianeti diversi, mentre invece sono la stessa cosa. Il mondo dei consumatori di droga e quello di Sky sono attaccati, però vengono percepiti come lontanissimi. Qui non ho mai avuto la percezione di pericolo, i pericoli sono altri, come il dover pagare qualcuno per poter fare il mio lavoro, cosa che per fortuna al momento non mi è ancora successa».

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Bellastoria, Corvetto