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Dalla passione per la bici, al riutilizzo di spazi, fino all’impegno nel sociale

Via Fabio Massimo, estrema periferia sud di Milano, dove il confine tra città e campagna è ormai labile. Tra le ramificazioni sterrate che portano al Parco Avventura di Corvetto, c’era una volta il Karma, famosa discoteca che ha ormai chiuso i battenti. Oggi sono rimasti alcuni carrozzieri e qualche campo da calcetto. Se non fosse per un cartello con la scritta “Fucine Vulcano” attaccato a un palo della luce, il senso dell’orientamento servirebbe a poco. Il passaggio per raggiungere il cancello della nuova sede dell’associazione è dimezzato da una vegetazione insolitamente esuberante. In fondo si intravede un grande edificio. È qui che da qualche mese Luca e i suoi soci, Stefano e Oscar, hanno trasferito i loro progetti insieme agli attrezzi della ciclofficina.

 

L’importanza di una sede per la sopravvivenza del progetto

Dopo un’esperienza preliminare al circolo Arci Ohibò, un’altra al P7 (Ex Macello) e il penultimo (per ora) trasloco a Cascina Nosedo, Fucine Vulcano da qualche mese ha una nuova casa. Merito dei ragazzi che quando hanno saputo di dover lasciare la cascina in via San Dionigi, si sono subito attivati per cercare, attraverso la pubblica amministrazione, delle soluzioni alternative. Senza una sede, infatti, le Fucine si sarebbero spente. «Essendo un’associazione, non abbiamo l’imprinting e neppure la disponibilità economica per prendere in affitto uno spazio. Se l’attività si dovesse consolidare allora ci potremmo pensare, ma per ora abbiamo scelto, anche per principio, di stare in contesti riutilizzati o da riqualificare».

 

La soluzione grazie a un accordo con il Comune di Milano

Alla fine gli è stato assegnato questo capannone in stato di semi abbandono “per finalità di presidio”. Lo spazio era stato messo a bando l’anno precedente, ma l’unico partecipante non aveva raggiunto il punteggio richiesto. In più il Comune aveva già provveduto ai lavori di rimozione dell’amianto. Così per evitare sprechi inutili e scongiurare eventuali occupazioni abusive è stato deciso di darlo in gestione a loro.

 

Fondare un’associazione per partecipare a un bando

Loro sono giovani, tutti trentenni più o meno, eppure l’associazione ha già i suoi anni. Fucine Vulcano nasce ufficialmente alla fine del 2013 per partecipare a un bando del Comune di Milano che li avrebbe traghettati all’Ex Macello. Il tramite era un’altra associazione, Tempo e Riuso. «Per sottoporre la candidatura abbiamo costituito l’associazione. Il bando lo abbiamo vinto e a quel punto… ci siamo dovuti rimboccare le maniche», spiega Luca. Lui ha una laurea in economia e una passione sfrenata per la bici, come i suoi soci. Stefano Doronzo ha una laurea in comunicazione e lavora come data analyst, mentre Oscar Olivieri, alias il “più praticone” del gruppo, è laureato in ingegneria del suono.

Tre anni di sperimentazione all’Ex Macello

Nei tre anni passati all’Ex Macello avevano replicato la ciclofficina dell’Ohibò, aggiungendo però qualche ingrediente nuovo. «Visto che la palazzina aveva anche un cortile di pertinenza, abbiamo organizzato manifestazioni culturali, mostre, concerti e dj set». Oltre alla ciclistica e agli eventi hanno poi pensato di insistere anche sull’aspetto dell’auto-costruzione, inserendo dei laboratori di lavorazione del legno e del metallo. «Ci sarebbe piaciuto attivare anche un laboratorio di stampa digitale, ma in 12 mq risultava un po’ difficile».

 

Ciclofficina: a Cascina Nosedo Fucine Vulcano torna sui suoi passi

Nel 2017 è arrivato il momento di lasciare anche l’Ex Macello, il contratto era scaduto e un nuovo progetto di riqualificazione dei mercati generali ne aveva sancito la non replicabilità. «In P7 eravamo più acerbi, meno maturi e quindi certe cose le abbiamo fatte in maniera confusa, senza seguire delle linee guida – ammette Luca –. Allo stesso tempo quell’esperienza ci ha permesso di approdare a Cascina Nosedo con le idee più chiare, anche tra di noi». Anno dopo anno, prova dopo prova si sono accorti che l’essenza del loro progetto rimaneva quella che si era sviluppata all’Ohibò, la ciclofficina.

 

In Corvetto per unire ciclistica e sociale

«Ora, qui in Corvetto, alla parte ciclistica vorremmo riprendere gli inserti legati al sociale. Cosa che avevamo già sperimentato in passato ma che adesso vogliamo fare in modo sistematico». Quando erano in P7, per esempio, con il progetto “Liberiamo le rastrelliere” si erano messi d’accordo con alcune amministrazioni condominiali per recuperare le biciclette abbandonate nei cortili, e il progetto è sempre attivo. Tramite FIAB, avevano ospitato dei rifugiati per insegnar loro l’abc della bicicletta. Poi hanno collaborato anche con l’associazione E-Volvo che gli aveva mandato dei gruppetti di ragazzi Erasmus+ (saldatori designer, meccanici e comunicatori), a cui avevano dato la possibilità di sperimentare e sperimentarsi. Nell’ultimo periodo a Luca, Stefano e Oscar si sono aggiunti anche altri due amici, che hanno in mente di allestire in uno spazio del capannone un’area multifunzionale dove organizzare shooting, corsi di yoga, ospitare attività esterne… I progetti per il futuro insomma non mancano, se potessero assumerebbero anche una risorsa a tempo pieno, certo tutto dipende dal prossimo trasloco, se ci sarà o meno e quando.

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