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Gogol & Company, una storia piena di piccoli insegnamenti quotidiani

«Sin da piccolina sognavo di vivere nella casetta liberty (l’edificio in piazza Berlinguer, ndr). Ero attratta da questo angolo sfasciato e l’ho visto cambiare». È così che Tosca ci racconta la scelta di aprire insieme a Danilo, ormai nove anni fa, una libreria-caffetteria ai portici di via Savona, al 101: Gogol & Company. «Oggi non vivo nella casetta, ma me la guardo tutti i giorni».

 

Gogol & Company, un nuovo modello di impresa costruito a partire dai libri

Quella che all’inizio fu un’intuizione – quella vetrina sull’angolo, la piazza, un mezzo lentissimo che collega questa zona con il centro della città – «se lo prendi leggi molto su quel tram numero 14» – è diventata oggi Gogol&Co, un’istituzione riconosciuta in tutta la città, un presidio sociale e culturale, un nuovo modello di impresa, una storia piena di piccoli insegnamenti quotidiani.

 

Come il libraio si trasforma in operatore culturale

Nei primi due anni, il lavoro di coinvolgimento del quartiere è stato imprescindibile. «Dovevamo presentarci. Oggi il libro, anziché essere un mezzo di inclusione è soprattutto un oggetto di esclusione, viene percepito come lontano e inaccessibile, venduto in ambienti snob. Il libraio è un operatore culturale, se il libro è un prodotto che genera esclusività, il tuo ruolo è quello di sdoganarlo». Come? Lasciando la possibilità di sfogliare i libri, o di riceverli in prestito per poi decidere quale acquistare. «Questo porta ad avere tra gli scaffali libri rotti e rovinati ma anche una maggiore naturalezza nell’approccio all’oggetto». Un’altra strategia è stata quella di spostare il libro dal suo luogo fisico d’elezione: che sia tra gli scaffali dal fruttivendolo o dal parrucchiere, l’oggetto libro invade spazi inconsueti e tempi di attesa che lo rendono immediatamente attraente e disponibile.

Diversificare il pubblico, questo il segreto della libreria di via Savona

Hanno cercato di comunicare con tutti, in maniera trasversale: «Abbiamo deciso chi volevamo essere, abbiamo condiviso il nostro manifesto di valori e abbiamo cercato di trasmetterlo rendendolo visibile: ad esempio attraverso la scelta di rinunciare a menu e camerieri o la disposizione particolare dei libri. «Svincolare la frequentazione di un esercizio di vicinato dal mero acquisto ha aperto grandi possibilità di diversificazione del pubblico. Il loro segreto è stato quello di investire sull’atmosfera e sull’esperienza offerta al cliente, leggere i bisogni e il cambiamento e saper rispondere adeguatamente. «Diversi anni fa eravamo tra i pochissimi che permettevano uno spazio di co-working gratuito in un momento in cui iniziava ad emergere una crescente domanda».

 

Economia circolare, ma di quartiere

«Se hai un negozio di quartiere, è importante renderti visibile e ottenere riconoscibilità». Anche per questo propongo sempre alle persone che lavorano con loro di di spendere il maggior tempo possibile per le strade e tra i negozi della zona. E’ così che loro sono diventati “Tosca & Danilo”, quelli che vivono le dinamiche del quartiere, comprano le materie prime nei negozi vicini e cercano di creare una circolarità virtuosa delle merci.

 

Progetto in cantiere: la cucina come strumento di inclusione

Altro elemento centrale nel loro progetto è il cibo, attraverso cui è semplice ed efficace costruire e veicolare una narrazione accessibile a tutti. Ed è su questa dimensione che hanno deciso di investire con l’avvicinarsi del loro decimo anniversario: con un nuovo progetto in cantiere che sperimenterà la cucina come strumento di inclusione e di valorizzazione delle competenze del territorio. Nuovo tassello che si aggiunge a questa esperienza e dimostra che una crescita imprenditoriale virtuosa è possibile.

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Bellastoria, Giambellino