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La sala del Lorenteggio, un posto dove divertirsi e mettersi “in ballo”

Il quartiere milanese ha perso la dimensione umana di conoscenza e scambio reale. Non ci si conosce, non ci si frequenta. La diversità, così come la disabilità è ignorata o delegata. Non siamo una comunità e ignoriamo i nostri vicini, non siamo solidali con chi ha bisogno, integrandolo. La Sala del Lorenteggio vuole riempire questa mancanza. Vuole essere un punto di ritrovo, un posto dove divertirsi e mettersi “in ballo”, che con appuntamenti fissi darà modo al quartiere di dare un senso alla festa e di conoscersi attraverso il linguaggio universale della danza sociale. All’interno di questi momenti di festa i ragazzi con disabilità daranno il loro contributo, inseriti in un percorso lavorativo ad hoc. Sono la madre di una ragazza disabile sensoriale e avrei l’appoggio della Associazione di Danza Swing ASD NONSOLOCHARLESTON.

 

Qual è la tua storia?

Mi chiamo Paola e risiedo nel Lorenteggio praticamente da cinquantanni. Ho cinque figli, l’ultima è disabile. Mi occupo di Danza e Cultura Swing da oltre dieci anni e mi piace ballare e le persone che ballano.

 

Come è nata l’idea della Sala del Lorenteggio?

Cercavo un’occupazione per mia figlia, lultima, che ha finito la scuola superiore. Ho trovato lunico bando a cui lei, con i suoi titoli di studio, avrebbe potuto partecipare e ho detto che forse iniziare qualcosa con lei poteva essere un modo per metterla al centro di qualcosa. Poi mia nuora, che ha un passato di quartiere essendo cresciuta in un piccolo centro del sud, mi ha detto che sarebbe stato bellissimo avere una sala da ballo in zona, e così è nata lidea.

 

Che cosa vi state portando a casa dal percorso di formazione avanzata?

Penso che sia un percorso di imprenditorialità molto utile in generale, a prescindere dall’ambiente no profit. È molto intenso per chi già lavora, ma anche molto personalizzato.

 

Che impatto vorreste che il vostro progetto avesse sul Lorenteggio?

Trovo che avere una dimensione umana di incontro fondata sulla cultura musicale sia un’ottima risorsa di quartiere, soprattutto se collegata a un progetto solidale, che è l’inserimento dei disabili nella gestione della sala da ballo.

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