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La Stazione in Corso Lodi: punto di raccolta, il nodo di una rete

Immaginatevi di percorrere sempre la stessa strada. Avanti e indietro, due volte al giorno, per 13 anni. Davide Maggi lo ha fatto con la sua bicicletta. Corso Lodi ormai è un pezzo della sua quotidianità e del suo immaginario. Lo ha attraversato con il sole e con la pioggia, quando ancora non c’era la ciclabile, quando il parcheggio in doppia fila era la regola e non l’eccezione. Ha vissuto il degrado causato dal diffondersi dell’eroina e ora ne sta vedendo la rinascita. Lo ha fatto perché fino a un po’ di tempo fa gestiva, insieme ad altri soci, La Stazione delle Biciclette a San Donato. Nel 2016 hanno deciso di approdare a Milano, con due negozi, uno in Barona e uno lungo la direttrice Porta Romana-Corvetto. La “nuova” Stazione in Corso Lodi la vive come un punto di raccolta, il nodo di una rete: «Quello che si offre qua dentro, del resto, è anche un servizio di vicinato». La sua vetrina, infatti, non è e non vuole essere una boutique delle due ruote, ma un’officina e un centro di diffusione della cultura ciclistica.

 

Bike shop ma anche centro di diffusione della cultura ciclistica

«Storicamente c’è sempre stata l’intenzione di produrre un cambiamento sociale e quindi ambientale, grazie alla diffusione dell’utilizzo quotidiano della bicicletta». L’importanza del fare rete l’aveva colta già all’epoca, quando gestiva la velostazione per il Comune di San Donato. E continua a pensarlo anche oggi. «Siamo nel 2019 e in Italia chi usa la bici tutti i giorni spesso ha la cosiddetta “scassona”, per non farsela rubare. Il problema del furto fa da tappo. Per questo con gli altri colleghi abbiamo deciso di fondare l’associazione dei negozianti di biciclette milanesi. È nata da poche settimane all’interno di Confesercenti, proprio per agire compatti su questo fronte».

 

L’importanza del fare rete in quartiere

Lo stesso discorso vale per il quartiere. Col tempo è entrato in contatto con le altre realtà. Anche grazie all’intraprendenza di alcuni cittadini, «come Mercedes della Social Street Residenti in Piazza San Luigi e dintorni, che poco dopo l’apertura è entrata per presentarsi e per conoscerci». L’anno scorso il negozio è stato il punto di ritrovo della biciclettata che ha attraversato tutto il quartiere, passando per la Tipografia Bonvini, il chiosco “Da Giacomo” fino ad arrivare alla Libreria Punta alla Luna, alcuni dei centri nevralgici del Corvetto. Poi c’è stato l’esperimento della “zona trenta” in piazza San Luigi, un’altra occasione di incontro tra realtà ambientaliste e ciclistiche attive in quest’area.

Una pista di mountain bike urbana per prendersi cura del Corvetto

Due anni fa Davide ha trovato quello che oggi è il suo negozio, ma sa che per farlo funzionare ci deve essere un ecosistema, un ambiente che dia qualità e valore al circondario. Per questo, quando gli è giunta voce che c’era un’associazione che si era fatta carico della pulizia e della riqualificazione del tristemente noto “Boschetto di Rogoredo” si è subito messo in contatto con i responsabili. Anche perché tra i progetti c’era quello di realizzare una pista di mountain bike urbana, un’idea che lo ha folgorato. «Mi sono subito immaginato di andare ad allenarmi lì in pausa pranzo». Così, di fronte a una birra nel bar dietro alla sua Stazione delle Biciclette, ha riunito l’Accademia di Mountain Bike che è in via Gabrio Rosa e altre realtà ciclistiche e insieme si sono organizzati per andare a fare il primo giro in un posto che è «a dir poco inaspettato».

 

Cultura della bicicletta, tra associazionismo e imprenditorialità

Il mondo dell’associazionismo è imprescindibile, ma lui e i suoi soci hanno deciso di cambiare rotta. Dopo aver fatto parte per tre anni dell’associazione “+bc”, grazie alla quale è nata la collaborazione con un’amministrazione pubblica, hanno preferito privilegiare la relazione con i clienti. «L’esperienza a San Donato – racconta – è stata per noi come un incubatore. All’epoca c’era questo spazio del Comune che era libero nel momento in cui era stata fondata l’associazione, da cui siamo nati noi, e lì dentro siamo cresciuti. All’inizio ci sono state delle persone che ci hanno supportato in quella che, comunque, aveva già in sé il seme dell’impresa. Ad un certo punto le nostre strade si sono separate, perché gestire un’officina professionale di riparazioni entro i confini burocratici di un ente non profit mi sembrava una forzatura». Hanno trovato più coerente aprire una società, anche se ora non escludono la possibilità di tornare sui propri passi: «Il nostro slogan è “L’evoluzione del trasporto a pedali”, a cui è sottesa l’idea che la bicicletta sia un mezzo di trasporto che potenzia le possibilità delle persone, in particolare il suo utilizzo urbano. Sicuramente l’idea di fare promozione della cultura della bicicletta è una parte del nostro lavoro, ma per farlo vorremmo avere le spalle più larghe. Una soluzione potrebbe essere quella di legarsi a una cooperativa sociale».

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Bellastoria, Corvetto