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Storia raccolta ed elaborata dalla classe Seconda C - Liceo scientifico G. Marconi di Milano

Rinascita: il progetto educativo di una “scuola diversa”

Una passione di lunga data quella di Simonetta Muzio per la Scuola Media Rinascita, posta nel cuore del Giambellino, dove il quartiere popolare vecchio e quello nuovo si cuciono in via Bellini. Ai tempi dell’università, Simonetta aveva scelto di approfondire i Convitti della Rinascita, il progetto educativo di “scuola diversa” realizzato nel 1945 da alcuni partigiani che si sono trovati a combattere insieme in Valdossola. Da Reggio Emilia a Milano, da Roma a San Remo, i Convitti fondati da Guido Petter in tutta la penisola hanno fatto scuola di comunità, basandosi sulla pratica della democrazia e su una continua sperimentazione pedagogica per adulti e ragazzi che avrebbero costruito l’Italia di domani. «Ciascuno cresce solo se sognato, scriveva Danilo Dolci. Rinascita è nata così, dal sogno di un gruppo di partigiani», dice Simonetta, che qui insegna italiano da venti anni, perché lo scelse allora e continua a sceglierlo oggi.

 

Scuola Rinascita, dove il Giambellino si mescola alla città

«Come istituto dallo statuto sperimentale a indirizzo musicale», racconta Simonetta facendo riferimento alla storia documentata dall’Istituto Pedagogico della Resistenza, «la scuola media Rinascita ha un bacino di utenza molto ampio. Questo ci consente di costruire classi miste: qui c’è chi viene dal quartiere, chi dalla città e chi persino da fuori Milano». Nelle classi il Giambellino si mescola alla città: «Da una parte molti ragazzi vivono qua, ma al tempo stesso è importante aiutarli a immaginarsi anche al di fuori di questo quartiere e collegarli ad una visione più planetaria», riflette Simonetta, che in molti anni di insegnamento ha visto il Giambellino trasformarsi attraverso i ragazzi, i desideri e i bisogni che portano.

Pedagogia sperimentale contro la povertà educativa ed economica

Oggi tornano a manifestarsi nuove forme di povertà, tipiche delle periferie urbane. «Questo fenomeno riconnette molto la Rinascita di oggi con quella delle origini, il cui motto era “Mai più indifferenti”» racconta Simonetta «ossia affrontare con una pedagogia sperimentale la povertà educativa ed economica dei figli dei partigiani, abilitandoli a diventare cittadini consapevoli. Rintracciare questi segnali è secondo me la nuova missione di Rinascita oggi: i ragazzi non sono più i figli dei partigiani, ma le “seconde generazioni” del Giambellino». Il tutto, dal lato dei docenti, sta in un delicato equilibrio fra il dare agli studenti strumenti critici per attivarsi in società e comprendere che ci sono situazioni reali, in cui i ragazzi vivono, nelle quali spesso accade di non poterli esercitare.

 

Petter: «Il riscatto comincia dall’educazione»

Come agire dunque? Guido Petter, docente di psicologia, traduttore di Jung e fondatore dei Convitti della Rinascita, insegnava tra le tante cose astronomia e aveva la consuetudine di svegliare i ragazzi alle 3 di notte per mostrar loro le stelle; alle proteste dei convittori rispondeva: «Puoi fare il muratore se è ciò che vuoi, ma non è ineluttabile che se sei povero farai un lavoro umile». Non sempre, quindi, un’educazione specialistica aiuta i giovani ad aver la meglio sui casi della vita. «Imparare i nomi delle stelle serve a immaginarsi diversamente: il riscatto comincia anche da qui». Per questo sono molti in Giambellino quelli che si augurano che la scuola Rinascita possa proseguire su questo passo.

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