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Dov’è il teatro?! Nello Spazio DiLà

Quando si entra nel cortile del condominio in via Romilli 15, nulla farebbe pensare alla presenza di un teatro. La prima domanda che sorge spontanea nel grigio quadrilatero è: “Dove sarà?!”. “Di là”, deve essere stata la risposta ricorrente data ai visitatori un po’ spaesati. A tal punto, che Delia Rimoldi ha deciso di chiamarlo proprio così il suo Spazio. DiLà. Lei è un’attrice. Poco prima di lasciare il “posto fisso”, si era trasferita in questa zona da via Mac Mahon per essere più vicina al Teatro Tertulliano, dove allora lavorava. Dopo aver abbandonato il palco per qualche tempo, ha deciso di ricominciare, ma alle sue condizioni, perché a quelle precedenti, per lei, non era più sostenibile. Per una questione economica, di tempo, ma anche etica. «L’unico modo che ho per farlo – si è detta – è avere uno spazio tutto mio».

 

Senza uno spazio non ci sarebbe mai stato DiLà

E così si è messa alla ricerca, finché non ha trovato un ex magazzino di fronte alla ex officina che un suo caro amico ha trasformato nello studio dove produce prototipi di zaini dei Ghostbusters. Quando è entrata, era in pessime condizioni, ma nonostante tutto si è convinta e lo ha comprato. Esauriti i soldi, sono arrivate in aiuto le energie di parenti, amici e del suo compagno, che l’ha sempre sostenuta. «È stato lui a rifare le pareti, è ingegnere… ma delle telecomunicazioni», ironizza. Tra un tutorial su YouTube e una spennellata di bianco, lo Spazio ha iniziato a prendere forma. E così sono riusciti a far partire i primi laboratori, chiamando attori e drammaturghi che potessero essere interessati a collaborare con loro. In questo “loro” ci sono lei e altri due soci, entrambi attori, Claudio Gaj e Jacopo Veronese, che insieme hanno realizzato delle piccole produzioni per farsi conoscere e per raccogliere i fondi per completare i lavori.

 

Per “fare teatro” serve una “casa”

L’acquisizione dello spazio è stata la chiave di volta del progetto. Prima di mollare, Delia aveva provato in tutti i modi a “fare teatro”, ma senza un luogo fisico era molto difficile. «Magari è un limite mio, forse sono io che ho bisogno di una “casa”. Ho fatto l’accademia al Carcano, poi sono entrata in una compagnia stabile e quindi lavoravo in teatro tutti i giorni, a parte il lunedì. Quando non ho più avuto un tetto sopra la testa e ho iniziato a lavorare per più compagnie, ognuna in un posto diverso, ho attraversato un periodo di grande instabilità ed è diventato tutto molto complicato».

Stagione di prosa, di musica da camera e anche corsi di teatro

Dal 2016, anno di inaugurazione dello Spazio DiLà, sono state proposte tre stagioni di prosa e due di musica da camera, queste ultime curate da Claudio, che è anche maestro di pianoforte e compositore. E poi ci sono i corsi. Per ora ne sono partiti due per adulti. L’anno prossimo vorrebbero organizzarne anche uno per gli adolescenti e uno per gli over 65. «Speriamo di riuscirci, molto dipende da quanti iscritti ci saranno». L’attività è resa sostenibile attraverso il lavoro che la compagnia fa anche in altri teatri, e grazie all’aiuto di tanti ragazzi e ragazze «che si sono appassionati al nostro progetto e sono venuti ad aiutarci. Ma anche a sperimentare. Il tutto sempre dietro un piccolo compenso. Per noi la visibilità come moneta di scambio è inconcepibile. Diciamo che il nostro, oltre ad essere un teatro, è anche un laboratorio creativo».

 

Teatro in condominio, come coinvolgere i vicini casa più scettici?

Un teatro in un condominio. La convivenza con i vicini non sempre è sempre stata idilliaca, ma Delia è riuscita a trovare un modo per solleticare la curiosità dei più critici. «C’è il mitico Hussein, che abita qua con tutta la sua famiglia e che ci ha dato una mano con i lavori. Lui è molto entusiasta, uno dei figli andrà alla scuola media musicale e quindi ogni tanto viene ai concerti. Ma c’era anche chi si lamentava per ogni cosa. Così ho pensato di dare la mia disponibilità per fare qui le riunioni condominiali. È stato il modo per far entrare i vicini in teatro, alcuni non si avvicinavano neanche. Ora, invece, lo conoscono tutti, lo hanno visto dentro e qualcuno addirittura viene anche agli spettacoli!».

 

Dallo spettacolo corale al coro di quartiere, le idee non mancano!

I primi tre anni sono stati molto intensi. Per far quadrare i conti, tra corsi, laboratori, spettacoli, di qui e di là, non c’è stato molto tempo per tessere relazioni con altre realtà del quartiere. «Ma è arrivato il momento di farlo. Ora che abbiamo trovato una ragazza che ci aiuta con la comunicazione, ci sarà anche il modo per allargare i nostri orizzonti. Una realtà come la nostra, così piccola, se si chiude in se stessa, involve. Tanto per iniziare quest’anno siamo riusciti ad agganciarci a Piano City. Poi stiamo lavorando a un grosso progetto, uno spettacolo con 15 attori in scena e un quartetto d’archi. È molto ambizioso, perché vuole portare sullo stesso palco, attori esterni, allievi e chi ha fatto parte della stagione di musica da camera. Ecco se riuscissimo a farcela sarebbe bellissimo. Vediamo si lavora per step. Un altro progetto a cui tengo molto, ma che non siamo riusciti ancora a far partire, è il coro di quartiere. Lo vorremmo il più possibile omnicomprensivo, in modo che rappresenti le tante realtà che ci sono in questa zona, attraverso la musica e il canto. Ma con un repertorio un po’ divertente, sennò che strazio!».

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1. Corvetto e dintorni, Bellastoria