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Associazione Federica Sharon Biazzi, un aiuto indispensabile per chi è in difficoltà

Un servizio di accompagnamento per le persone anziane, con problemi motori o bisognose di cure particolari. Una mano indispensabile per chi è solo o in difficoltà economica. Un aiuto che migliora la qualità della vita di chi è malato e che in alcuni casi gli è persino vitale. Ad offrirlo, a titolo gratuito su tutto il territorio del comune di Milano, non è un ente pubblico bensì l’associazione ebraica di volontariato Federica Sharon Biazzi. A fondarla due amiche, Rosanna Bauer Biazzi e Joice Anter Hasbani. Ormai si conoscono da più di vent’anni, «è stato il destino a farci incontrare», sorride Rosanna. Da sempre attive nel mondo del volontariato a Milano, si sono trovate in un momento di difficoltà reciproca e da lì è nato tutto.

 

Volontariato a Milano, ecco perché è nata l’associazione ebraica

Rosanna dal 1987 gestisce, insieme al marito, la farmacia in Largo Giambellino ma, precisa, l’associazione esula dalla sua attività professionale. È un di più. L’idea era nata del desiderio di «offrire un po’ di coccole a chi viveva in solitudine. Inizialmente il nostro supporto era rivolto ai membri anziani della comunità ebraica. All’epoca erano tante le situazioni di disagio». «Noi li accompagnavamo dal parrucchiere, a teatro, dagli amici per una partita a carte», spiega Joice, «poi pian piano siamo usciti da questa nicchia e ci siamo aperti a tutti, anche perché le esigenze hanno iniziato a cambiare. Con il tempo, ci siamo rese conto che erano sempre di più le persone che avevano bisogno di servizi più seri rispetto al “semplice” intrattenimento ludico».

 

Servizio di accompagnamento e residenza per anziani

L’associazione ha visto la luce nel 2000, nel 2002 è diventata una Onlus. Attualmente hanno quattro auto attrezzate per il trasporto delle carrozzine, tre autisti assunti e una ventina di volontari, che si dividono tra la residenza per anziani di via Arzaga e il servizio di accompagnamento. Indubbiamente i costi sono alti: ad ogni macchina corrispondono circa 125 ore di lavoro mensili e sempre al mese la spesa di mantenimento delle autovetture è pari a circa mille euro. Ma loro vanno avanti lo stesso, con le donazioni e investendo il proprio tempo libero. Anche perché «l’accompagnamento per alcuni è ormai diventato un servizio essenziale, se non ci fossimo noi a portarli, molti rinuncerebbero alle cure, alcune delle quali vitali come la chemioterapia», spiega Joice.

Un aiuto gratuito indispensabile per chi è in difficoltà

Alternative ce ne sarebbero anche, ma sono tutte a pagamento e la maggior parte delle persone che noi assistiamo non se lo potrebbe permettere. Tant’è che ormai a indirizzare le persone da loro sono le stesse Asl, gli assistenti sociali, le strutture ospedaliere. «Il mio numero è attivo 24 ore su 24», scherza Joice, anche se in realtà di fatto è così. Molte delle persone che la chiamano non sanno che faccia abbia, ma la sua voce la riconoscono subito. «La richieste sono sempre tantissime, indubbiamente più dell’offerta che noi possiamo dare, si cerca di fare il possibile». La testa di Joice funziona meglio di un computer, è lei che organizza la logistica, ma all’algoritmo matematico ne aggiunge uno “umano”. «Ormai so quali sono gli autisti che accompagnano determinate persone. Lungo il tragitto casa-ospedale sono nate delle amicizie. E così cerco di organizzare i viaggi anche in base alle simpatie».

 

Dagli anziani fino ai bambini, tante le persone bisognose che si rivolgono a loro

All’inizio si occupavano solo di anziani, poi sono iniziati ad arrivare i bambini e i ragazzi. Oggi sono in contatto diretto anche con l’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla). Il loro bacino d’utenza si spande a macchia d’olio su tutto la città ma è concentrato principalmente tra Primaticcio e Giambellino. «Qui – spiega Rosanna – sono moltissimi gli anziani soli, a noi vengono segnalati dalle assistenti sociali». «Anche se molti di loro – precisa Joice – non vogliono lasciare la propria casa per andare in ospedale per paura che al loro ritorno ci sia dentro qualcun altro».

 

Ripensare il Giambellino guardando a via Padova e al Corvetto

Dal suo particolare osservatorio, il bancone della farmacia, Rosanna ha visto il Giambellino cambiare, molto e forse troppo velocemente. «L’aumento della popolazione straniera, unito al mancato ricambio generazionale sta rischiando di trasformarlo in un ghetto. Qui ci vorrebbero più attività commerciali che tengano viva la zona, case riqualificate e vendute a prezzi calmierati per attirare giovani e famiglie, e permettere in questo modo uno scambio costruttivo tra le varie realtà che popolano il quartiere». Rosanna e Joice guardano a Via Padova e al Corvetto con curiosità. «Perché là si e qui no?».

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Bellastoria, Giambellino