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Quisco, la prima edicola itinerante di Milano

C’è da avere fantasia per poter immaginare di rilanciare le edicole in un momento in cui la maggior parte delle edicole sta chiudendo. O follia. Di certo ingegno e tanta passione. Tutte qualità racchiuse nell’edicola mobile progettata da Andrea Carbini che, a 52 anni, dopo aver fondato la catena di librerie Ubik! (oggi non è più di sua proprietà, ndr) ha deciso di lanciarsi in una nuova e forse ancor più ambiziosa avventura, quella di Edicola Quisco (il nome è mutuato dallo spagnolo “Quiosco”), l’Ape che ti porta i giornali sotto casa.

 

Perché le edicole continuano a chiudere?

In molti quartieri, dove le librerie sono sparite ben prima delle cartolerie, le edicole hanno spesso rappresentato gli ultimi baluardi della cultura popolare. Alcune avevano anche provato a rilanciarsi, offrendo servizi tra i più basilari, come le fotocopie o i fax, ma con l’arrivo degli smartphone anche questo tentativo è naufragato, costringendo molte di loro ad abbassare definitivamente le saracinesche. Niente più giornali, niente più diritto all’informazione ma anche sempre meno socialità – e verrebbe da dire umanità – soprattutto nelle zone più periferiche di Milano. Soprattutto per le persone più anziane o comunque per quelle poco propense all’utilizzo della tecnologia per mantenere un contatto con la vita quotidiana.

 

Edicola mobile, com’è nata l’idea?

Andrea ha avuto l’ardire di vedere in questi scheletri di lamiera un potenziale. Lo ha fatto seguendo un’intuizione e percorrendo la storia a ritroso: «A pensarci bene, tra la fine dell’‘800 e gli inizi del ‘900 la diffusione dei giornali nasce itinerante, con lo strillonaggio. Le prime licenze per le edicole fisse, vengono rilasciate invece dopo la prima guerra mondiale».

All’intuizione sono seguiti poi lo studio della legge e l’analisi della realtà. Per prima cosa ha verificato che a livello legale fosse possibile vendere giornali con un Ape car. È così che ha scoperto che un decreto del marzo 2001 sul riordino della diffusione dei quotidiani non vieta l’esistenza di edicole mobili più che altro perché non le concepisce. Dopodiché è sceso in strada e ha passato parecchio tempo in vari quartieri della città per capire dove la sua idea potesse attecchire, dove c’era più bisogno della sua presenza.

Studio dei quartieri e sostegno di uno sponsor

Da questa approfondita analisi empirica – del resto Andrea si è laureato con una tesi su David Hume – ha deciso di investire in un’edicola fissa in via Plinio e usare quello come hub per la sua attività mobile: «l’Ape-edicola parte da via Plinio la mattina presto e al momento fa due tappe, una in piazzale Dergano dalle 9.00 alle 11.30 e una in via Canova, dalle 12.00 alle 14.00». L’ultimo elemento – e forse il più importante – che ha permesso ad Andrea di passare dalla teoria alla pratica è stato il sostegno di uno sponsor che ha visto nell’edicola mobile un progetto lungimirante.

 

L’edicola mobile ai tempi del coronavirus: un servizio per i quartieri

Edicola Quisco è stata inaugurata il 18 dicembre 2019. Tutto sembrava andare per il meglio. Poi è scoppiata la pandemia. Da un momento all’altro Andrea si è ritrovato a girare per le strade completamente deserte. Il suo lavoro “quotidiano” è fatto di relazione. In un mondo dove la relazione è “pericolosa” nessuno lo avrebbe biasimato se avesse deciso di rimanere a casa. Nonostante i primi giorni di legittimi timori, lui ha deciso di non demordere. Quelli i successivi hanno confermato che la sua scelta “un po’ pazza”, come l’aveva definita il dirigente comunale che gli aveva firmato la licenza, è stata quella giusta.

 

Giornali a domicilio durante l’emergenza

Più Andrea andava in giro, più notava che la sua presenza, in una Milano dove probabilmente anche i piccioni si chiedevano che fine avessero fatto le persone, era un piccolo squarcio di essenziale normalità. Tanto che la stessa amministrazione gli ha chiesto se, con l’aiuto di una volontaria, poteva portare i giornali a domicilio a chi, per motivi di salute o di sicurezza, non poteva uscire di casa.

 

Come e perché resistere alla pandemia

L’audacia ha pagato. Oggi, nonostante le norme sul distanziamento sociale e i pochi mesi di attività l’Ape-edicola ha già la sua clientela fissa. Anzi forse è stata proprio la stessa emergenza a far capire il valore di quello che Andrea fa tutti i giorni, dalle 6.30 del mattino fino alle 9 di sera. «Il segreto di questo lavoro è la continuità perché le persone vedono la mobilità come precarietà. Esserci vuol dire creare legame, creare presenza, continuità e attenzione».E lo sforzo è stato ripagato. Dai sorrisi dei bambini che da lui trovano le figurine che altrimenti non saprebbero dove comprare. Degli anziani, a cui ha garantito il rito quotidiano della lettura del giornale. Dei giovani, che tra un webinar e una lezione di yoga virtuale, grazie alle riviste cartacee hanno ritrovato un po’ di contatto con la materia.

«Ad oggi in media vendo 300 tra quotidiani e periodici. Ci sono tanti quartieri che hanno bisogno di un servizio di questo tipo. Per ora la mia è ancora una sperimentazione che si dovrebbe concludere a breve, poi vorrei far diventare il progetto da artigianale a strutturale».

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